- La Nuova Venezia -
Con l'Umana, Eugenio Dalmasson ha riportato in LegaDue anche l'Acega-sAps, un'altra piazza storica della pallacanestro italiana costretta a ripartire dalle categorie inferiori dopo il fallimento. Trieste ha superato (3-2) Chieti nella finale di spareggio della Divisione Nazionale A, dopo aver perso (1-3) la prima serie promozione con Ferentino. Per il tecnico mestrino si tratta della terza promozione (Vicenza, Reyer, Trieste) in LegaDue («La prima risale al... secolo scorso», ricorda Dalmasson, «quando con Vicenza sbancammo il Taliercio contro i Bears»), la quinta della carriera comprese quelle in serie B d'Eccellenza con Lumezzane e Monti-chiari. «Conquistare una promozione davanti a 7000 per- sone ti regala una gioia immensa, quello di Trieste sembrava un pubblico da EuroLe-ga. Si tratta della prima promozione conquistata davanti al mio pubblico, le altre le ho sempre ottenute in trasferta, compresa quella con la Reyer a Brindisi», racconta Eugenio Dalmasson, «anche se vincere a casa tua, come mi è accaduto con la Reyer quattro anni fa, avrà sempre un sapore particolare. Con la Reyer la promozione era un obiettivo obbligato, con Trieste è stato un crescendo, lanciando parecchi giovani in prima squadra, anche perché siamo stati costretti a giocare nel vecchio impianto di Chiarbola nei primi quattro mesi a causa dell'indisponibilità del Pala-Trieste, chiuso dopo l'incidente che precedette il concerto dijovanotti». Una cavalcata esaltante, il bellissimo braccio di ferro con Trento per la leadership nel girone Est, l'intoppo dell'eliminazione con Ferentino nella prima finale, l'alternanza di emozioni nella sfida decisiva con Chieti. «Siamo saliti in LegaDue al termine di una stagione lunghissima, iniziata 1'8 agosto, che ci ha visto giocare quaranta partite. E' un campionato molto bello, ma estremamente difficile e complicato. Non eravamo tra le squadre favorite, Napoli, Omegna e Torino partivano in pole position, ma il campo ha espresso altri valori». Ad applaudire il trionfo personale di Eugenio Dalmasson c'erano anche il presidente dell'Umana, Luigi Brugnaro, e il direttore sportivo Federico Casarin. «Mi ha fatto un gran piacere, tra l'altro il presidente c'era anche nella seconda sfida del PalaTrieste, quella che ci ha consentito di andare sull'1-1. Amichevole in vista? E perché no, si può anche fare»
(m.c.)