ANCORA non ci crede. Roberto Prandin, 23 anni, è il terzo miglior marcatore del girone A con 17,9 punti a sera. E se ripensa a quel che è accaduto domenica...
«Ancora non ci credo».
Vincere a Trieste in cinque, con l’aggiunta di dieci minuti di Corsaletti.
«Spizzichini non stava in piedi. Anche Stojkov era febbricitante ed è stato bravissimo. Così come Ranuzzi e Diviach. Se ho segnato tanto lo devo soprattutto a loro».
Come si spiega quella vittoria?
«Siamo stati bravi. Ci abbiamo creduto, senza rinunciare alle nostre caratteristiche. Eravamo in cinque: tutti si aspettavano, da parte nostra, quaranta minuti di zona. Invece non abbiamo derogato ai nostri principi. Quaranta minuti di uomo feroce. Senza quattro giocatori».
Ora sarà difficile fare meglio.
«Perché? Si può sempre migliorare. Siamo davvero belli da vedere, ma possiamo crescere ancora».
Ormai vi portate dietro l’etichetta di sorpresa del campionato: questo vi infastidisce?
«Lasciamolo credere agli altri. Siamo un bel gruppo. Ho paura a dire che siamo una certezza perché temo un po’ che tutto possa svanire da un momento all’altro. Però lavoriamo tanto in palestra. E si vede. Tutti aspettano un nostro crollo, prima o poi».
E voi?
«Ci alleniamo più forte per correre ancora più veloci».
E’ la sua stagione migliore?
«Lo dicono i numeri. Ma lo dico anch’io se mi guardo alle spalle».
Forse ha sbagliato solo il derby con la Fortitudo.
«Non voglio alibi, ma arrivavo da una pesante influenza. Giocare due gare in tre giorni mi ha tagliato le gambe. Al resto ci ha pensato Lamma che mi ha marcato benissimo».
La parola playoff?
«Per noi è un tabù. Se la pronunciamo scatta la multa. Però è inutile essere ipocriti. Abbiamo conquistato tanti punti. Se riusciremo a ripeterci anche nel girone di ritorno, potremo pensarci. Ma ora è meglio concentrarsi sulla prossima gara. Sabato affronteremo Trento. E non sarà affatto facile».
Alessandro Gallo